Un angolo di paradiso
Espulsi dalla Cina nel 1951, otto Missionari Saveriani si orientarono verso l'arcipelago delle quattordicimila isole indonesiane: una manciata di smeraldi nei mari di Sandokan.
Si fermarono a Sumatra, una delle isole maggiori. Il paesaggio era caratterizzato dal clima equatoriale, con montagne, colline e grandi risaie curate come giardini, foreste millenarie e acquitrini infestati da zanzare, o isole perdute nel mare, come le isole Mentawai.
Il campo affidato ai Saveriani aveva un'estensione di 133 mila chilometri quadrati, con tre milioni e mezzo di abitanti.
Solo duemila erano battezzati: praticamente una missione che iniziava da zero.
Dal punto di vista religioso l'Indonesia era un feudo dell'Islam cui apparteneva l'80% della popolazione.
Nessuna di queste difficoltà fu considerata insuperabile se, solo 10 anni dopo, la missione contava già 9.300 cattolici, una trentina di scuole, tre dispensari e due piccoli ospedali.
Forse l'impresa più impegnativa per i Saveriani fu (nel 1945) la penetrazione nelle Mentawai, una fila di isole a 100 chilometri dalla costa occidentale di Sumatra, dove ancora nessun missionario cattolico aveva messo piede.
I primi Saveriani trovarono circa 30 mila aborigeni allo stato primitivo, condizionati dalla paura e dediti quindi a propiziarsi gli spiriti.
Oggi in quelle isole fioriscono numerose comunità cristiane.
In questi anni l'Indonesia sta restituendo ai Saveriani quanto i Saveriani le hanno dato.
Numerosi sono i giovani che, affascinati dalla figura del Saverio, evangelizzatore delle Molucche nel XVI secolo, si sono arruolati nelle fila dei Missionari Saveriani. Se i permessi d'ingresso per i missionari stranieri si fanno ogni anno più difficili, saranno gli stessi Indonesiani a rilanciare la missione.